paparuda
performance
2026 – in progress












performed by
Olesea Bojinov
Alessandro Vangi
Giuseppe Valentino
La memoria spesso fatica a farsi ordinare. Quando riemerge dal fondo, la si vuole raccontare in fretta, a pugni chiusi e sguardo fisso affinché nessun dettaglio venga lasciato lungo la via. Mi domando se ci fa bene, se ci giova ogni qualvolta proviamo a resuscitare l’enorme edificio del ricordo. Certo è che ci appaga, come a dire “so da dove vengo, quindi mi conosco... al prossimo passo non posso sbagliare”. La memoria è un mistero, ci abita e noi non saremo niente senza di lei. Ci stratifica, siamo un accumulo di detriti, come la terra che ci ospita. La stessa che si ammassa sotto le suole delle scarpe e che, quando diventa troppo pesante da trascinare, tiri via con un colpo di rasola. E poi via, di nuovo, a ripetere, tutto da capo. quello che dicono è vero: noi guardiamo il mondo una volta soltanto, nell’infanzia. tutto il resto è un ricordo.
Olesea Bojinov

Un archivio familiare riattivato come rito.
Un film che accade dal vivo.

Paparuda è un progetto di live cinema site-specific.
Ogni attivazione si costruisce in relazione allo spazio che la ospita, trattato come parte del dispositivo visivo e sonoro.

Il lavoro prende forma attorno a uno schermo autoportante, che diventa la superficie principale di proiezione. Un proiettore grandangolare costruisce il flusso video a partire da un archivio familiare su VHS, intrecciato con immagini girate negli stessi luoghi e montate e riattivate dal vivo. Sul retro dello schermo, una lavagna luminosa attiva disegni, trasparenze e ombre, aprendo una seconda profondità dell’immagine. Un secondo proiettore, utilizzato in forma mobile, interviene nello spazio circostante: su oggetti, fogli, superfici architettoniche e sul corpo.

La performance è abitata da tre artisti:
Olesea Bojinov (voce e corpo)
Alessandro Vangi (regia visiva e montaggio live)
Giuseppe Valentino (suono e composizione dal vivo)

I tre performer abitano lo spazio, attivando immagini, suoni e gesti. Il lavoro assume progressivamente la forma di un rituale contemporaneo.
La voce attraversa testi nati da memorie personali e materiali d’archivio. Si muove per frammenti, ritorni, variazioni. Le immagini si compongono e si trasformano in tempo reale. Il suono prende forma dal vivo, tra strumenti elettronici e acustici.

Elementi semplici — candele, superfici trasparenti, oggetti domestici — contribuiscono a costruire un ambiente percettivo in continua trasformazione.

Il progetto non è mai identico a se stesso.
Durata, disposizione e uso dello spazio si adattano ogni volta al contesto.